Ufficio riflessioni desideri
Diary

I – La lettera


DAY 1

Un anno fa persi il lavoro. Dopo un mese intero di ferie “forzate”, finalmente qualcosa arrivò a rompere quell’attesa, quella sorta di limbo che mi stava schiacciando; bastò una telefonata. Dall’altro capo, la voce ferma della segretaria mi invitò a rientrare in ufficio per la consegna di una lettera. Era una giornata molto calda, ero nervoso ma lucido, tanto che conscio del contenuto di quella lettera, chiesi di poter anticipare l’incontro in modo da potermi togliere il pensiero il prima possibile. L’orologio segnava le 12e30, uscii dal vialetto, salii in auto e in una ventina di minuti percorsi quei 20 km, arrivando proprio davanti alla porta d’ingresso dell’ufficio.

Giugno 2019

Si dice che quando si chiude una porta, si apra un portone; in realtà questo modo di dire non mi è mai piaciuto, però esattamente a distanza di un anno mi trovo davanti ad un’altra porta, quella sgangherata di un treno regionale. Stranamente sono in anticipo, e così ho modo di scegliere tra i molti posti liberi; solitamente scelgo i posti da quattro, e così mi dirigo lungo il corridoio, per poi sedermi comodamente sulle poltrone blu, espirando anche senza avere affanno da corsa.

Già, perché ormai, da un anno a questa parte, anche la gestione del tempo è diversa, e cerco di non correre più inutilmente. Invece, oltre il vetro vedo una persona che corre, come se volesse raggiungere chissà cosa, lo guardo distrattamente e con la coda dell’occhio vedo che indossa una giacca molto simile alla mia. Non è l’unico a correre, un’altra sagoma si affretta per salire sulla mia stessa carrozza. Voltandomi, il sole oltre il tetto della stazione mi abbaglia, così mentre cerco di riprendere le mie capacità visive, noto qualcosa a fianco a me, intanto rumorosamente si apre la porta.

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