stazione soffitto
Diary

IV – L’incontro


DAY 4

Se oggi sono in questa città che non conosco, è perché un anno fa, mentre cercavo di nascondermi dietro ad un paio di occhiali da sole, tra centinaia di turisti, feci un incontro.

Stavo passeggiando senza un itinerario preciso, quel che dovevo fare era semplicemente evitare i piccioni e di fare “photobombing” involontariamente, finendo sullo sfondo di qualche foto o video turistico. Sovrappensiero e con la lettera di licenziamento in tasca, salvo la mia foto, e decido che l’avrei utilizzata per il curriculum vitae che avrei dovuto rifare, dopo così tanti anni. Alzo lo sguardo e tra tante traiettorie, la mia coincide con quella di una mia “ex collega”, che era diventata “ex” da circa due anni, ed era letteralmente sparita.

La scusante era sempre lo scarso approccio con la tecnologia, il matrimonio segreto e la riservatezza che la contraddistingueva, insomma, tutte scuse plausibili e forti. In quel momento, dopo un primo attimo di sorpresa, un sorriso si rivelò insieme ad un caloroso «Ciaaaaooooo». Mi fece piacere, poi quel giorno era particolare per me e fu una delle prime alle quali alla classica domanda: «Come stai?», non risposi con il preimpostato: «Bene, e tu?», ma dalla mia bocca, oltre ad un bel sorriso, uscì la frase: «Bene, mi hanno licenziato».

Ecco, non è quello che solitamente uno si aspetta di sentire, e infatti la reazione alla mia risposta, le fece sparire il sorriso, e mi raccontò brevemente del suo nuovo percorso lavorativo e non, ed avendo maturato entrambi gli stessi interessi professionali, mi suggerì una manifestazione a cui dovevo assolutamente partecipare. Forse, un po’ per non lasciarmi lì così, per darmi un suggerimento, uno spunto da cui reiniziare, o semplicemente una sorta di placebo, con la libertà di assumerlo o meno.

Logicamente, succede spesso che quando scopri qualcosa che ti interessa, o che ti fa pensare: “Ah, che figata”, di solito lo hanno appena fatto e anche quella volta andò così, ed ecco perché ho dovuto aspettare un anno per partecipare a questa manifestazione.

Ed ora eccomi in stazione, con uno zaino, un diario di uno sconosciuto, un indirizzo in tasca e lo sguardo che vaga, cercando “Persi e ritrovati”, o qualcosa che gli somigli. Chiedo a qualcuno, e dopo aver girato la stazione in lungo e in largo, lo trovo, ma ormai è troppo tardi, è chiuso e se non voglio passare la notte lì, conviene incamminarmi verso l’albergo, o meglio, l’unico affitta camere disponibile che ho trovato per quelle date.

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