Diary

IX – Stucchi e trucchi


DAY 9

Non so perché, ma alle volte mi succede che conoscendo delle persone nuove, queste mi ricordino altre persone a me più vicine. In questo caso, non una persona, ma entrambi i relatori mi ricordano, sia per modo di fare, fisicamente e anche come dialettica, due miei “ex” colleghi. Può sembrare banale, o di poco conto, ma mi è servito del tempo per riuscire in automatico a definire “ex”, persone legate al mio “ex” lavoro.

Mi guardo intorno, e dopo un po’ capisco che la scelta della conferenza, non è stata proprio molto azzeccata, e mentre cerco di capire quale possa essere il momento ideale per potermene andare, guardo in alto verso il soffitto che non avevo ancora notato, e ne rubo una fotografia.

Discretamente apro il diario e trovo un nome conosciuto, credo di averli visti a Sanremo, c’è accanto una data: 2016, e loro sono i Marta Sui Tubi. Solito elenco di canzoni, e tra queste schiaccio play dopo aver cercato: Spina Lenta

Marta sui tubi pagina

Dalle note:

“Ondeggia e si arricchisce con loop di chitarra, testi bagnati di pioggia, confessioni recitate da una voce che danza, e un pensiero che si perde in uno stato diviso tra gioia e noia”.

A proposito di “noia”, vedo che non sono l’unico ad aver scelto una conferenza poco coinvolgente, così approfittando di una piccola pausa, mi allontano insieme ad altri, attraversando la sala biliardi e il lungo corridoio, dove le cuffie tornano alle orecchie, scoprendo un altro brano: Un pizzico di te

Scendo le larghe scale, passo sul tappetto rosso, (ma senza i flash dei fotografi) ed esco dal portone non più presidiato; sono fuori. Guardo l’orologio, è presto e decido di fare una pausa, complice una panchina che a cira 400 metri sembra chiamarmi a gran voce. Il clima è mite, e tutto sommato mi ricordo che sono qui anche come turista, per questo rispondo alla chiamata e mi siedo con il viso baciato dal sole e inevitabilmente accecato.

Penso che forse dovrei riportare il diario in stazione, ma in qualche modo mi sta facendo compagnia, e uno spirito egoistico aggiunge a quel ‘forse’ altri dubbi. Mi spiace per chi lo ha perso, ma cerco di giustificarmi dicendomi che un numero di telefono, un nome, qualche indizio magari riesco a trovarlo. Lo prendo e affidandomi a non si sa quale idea di casualità, lascio che si apra a caso, e questo si apre rivelando un volto femminile e un nome: Pascal Pinon, dalla tracklist scelgo Orange

Leggo che si tratta di due sorelle islandesi, e che il nome del duo in realtà si rifà ad un personaggio di inizio secolo scorso, una sorta di “freak messicano”, Pasqual Pinon, noto in ambito circense per avere due teste, anche se una delle due era una sorta di malformazione o tumore camuffato con della cera.

Pascal Pinon viso ragazza
Pascal Pinon particolare

Dalle note:

“La sensazione di un luogo domestico, accogliente quanto basta, nel quale poter ritrovare i nostri spazi, le nostre abitudini, e la rilassatezza di un paesaggio dall’ampio respiro, visto attraverso una grande vetrata, o da un balcone”.

Mi alzo e approfittando di “questo” bellissimo paesaggio, decido di addentrarmi verso il lato più esterno del parco, fino ad arrivare al lato che costeggia il fiume.

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