Diary

XII – Malinconia


DAY 12

In quell’occasione, dopo una lunga giornata passata a parlare e a sdrammatizzare le rispettive vicende lavorative e non, arrivammo a parlare anche della mia compagna e di quel giorno che mi segnò facendomi mettere in discussione molte cose.

All’interno della sala, proprio come allora, si sta preparando per la serata un gruppo jazz. Resto a fissare il contrabbasso, poi dopo essermi fatto consigliare dalla dolce cameriera i piatti del giorno, apro il diario a caso e l’occhio non può che cadermi su una data.

La pagina ha un disegno di una ragazza bionda, e dalle scritte dovrebbe essere Joss Stone; beh, questa la conosco anch’io e presumo siano appunti relativi ad un concerto, anzi la data e il posto mi restituiscono un video di una cover pazzesca di I Put A Spell On You

In quella data, mentre ero già a casa dal lavoro, ricevo una telefonata: leggendo il nome di “lei” sul display, rispondo con la solita routine dato che ci eravamo visti da meno di un’ora da quella telefonata, ma dall’altro capo la voce non era la sua. C’era confusione, rumori e più voci di sottofondo, una di queste, con voce allarmata mi dice che stanno aspettando l’ambulanza, mi dà l’indirizzo e cercando di mantenere il sangue freddo, prendo la moto, imposto il navigatore e parto… il pensiero viene interrotto dalla dolce cameriera che mi sorride portandomi l’antipasto.

disegno Joss Stone

Sposto il diario, prendo il bicchiere e bevo gustandomi l’amaro dell’ultimo sorso di birra, e come quella sera con il mio amico, ne ordinai subito un’altra, pensando di poter diluire proprio quell’amaro.

Tristezza a parte, inizio a mangiare e la band inizia a suonare, dovrò aspettare un break per poter sfogliare nuovamente il diario; dal solito elenco estrapolo: Clemens Ruh con Broken

Scopro che oltre ad essere un compositore, è anche un sound designer di Berlino, e mi chiedo in che modo, uno possa essere e portare avanti carriere parallele, e trovare il tempo per coltivare con successo entrambe.

Finita la cena, il concerto e il vino, dopo le birre, mi alzo non proprio agevolmente, ma sufficientemente per raggiungere la cassa e pagare. Saluto, e uscendo urto inavvertitamente una persona, esco e cerco di capire che strada dovessi prendere per tornare verso l’affitta camere. Ci provo, al buio, senza indicazioni e alterato da alcol e malinconia, poi sento una voce alle mie spalle, che non conoscendo il mio nome, mi apostrofa in malo modo raggiungendomi.

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