Diary

XIII – Passi


DAY 13

Mi giro e riconosco il ragazzo urtato poco prima, con lui anche un’altra persona; sono uno che cerca di evitare certe situazioni, ma spesso sembro attirarle. Il primo si avvicina minaccioso, sostenendo che lo avessi spinto e il suo amico si affianca a rimarcare la cosa; penso solo che voglio andare a letto, e forse non aspettandosi una mia reazione così pacifica ed evidentemente sincera, finisce che scusandomi ci presentiamo e facciamo anche un tratto di strada insieme.

Inutile dire che al primo semaforo rosso, penso bene di fare una lunga deviazione. Finalmente arrivo, più per caso che per orientamento, sotto il portone giusto; giro la chiave nella toppa e salgo all’ultimo piano con l’ascensore. Quando entro dall’ingresso, trovo le chiavi tutte esterne alle camere, entro nella mia richiudendo la porta, alzo la tapparella e mi sdraio sul letto.

Prendo il diario e trovo un altro titolo, un brano di quelli che sembrano essere una carezza nel momento del bisogno: Olafur Arnalds con Poland

Il pianoforte mi ha sempre affascinato, mi rilassa e non mi annoia, e dopo la giornata di oggi è un toccasana.

Leggo sull’autore che ha origini islandesi, e che dopo una breve parentesi come batterista, decide di dedicarsi alla composizione. Mentre leggo sento il rumore di ingranaggi che azionano l’ascensore, poco dopo si ferma, una chiave gira nella serratura della porta d’ingresso, facendo entrare qualcuno; peccato che non mancassero chiavi dalle porte. Sento dei passi avvicinarsi alla porta, in quel momento nelle cuffie stavo ascoltando: Finley Quaye con Dice

“I was crying over you
I am smiling I think of you”

“Ti stavo piangendo
Sto sorridendo e penso a te”


Qualcuno bussa alla porta

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